La guerra delle spie (di Cosimo Risi)

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La spy story italo-russa, con l’ufficiale della Marina Militare che passa documenti all’Addetto navale dell’Ambasciata russa e li nasconde nel blister delle medicine contro il colesterolo, sembra la citazione di un romanzo di John Le Carré.

L’appuntamento fra mittente e ricevente si tiene in un luogo isolato ma non troppo, a bordo di un’automobile o sulla panchina di un parco, che sarà sparuto trovandosi nella periferia sud della Capitale. Non che l’altro verde cittadino sia messo meglio, nessun luogo pubblico è messo meglio a Roma in omaggio al principio uno vale uno. Nella sgangherata metropoli pare funzionare soltanto il congresso delle spie.

Alle reclute della carriera diplomatica, eravamo in epoca di guerra fredda quando il bene era il Bene e il male era il Male, l’Istituto Diplomatico impartiva la lezione sui rischi nel prestare servizio oltrecortina. La dicitura sembrava superata dopo l’era Gorbacev in URSS, torna in auge nella Russia contemporanea.

I rischi erano determinati da certi possibili comportamenti: gli scandali sessuali, i più frequenti e finché duravano i più ameni; il cambio dollaro – rublo al mercato nero; il traffico di icone ortodosse.

Presso i giovani in prima uscita era il desiderio di farsi belli con la bella di turno, la slava affascinante quanto bisognosa  che si dichiarava maggiorenne al primo appuntamento e  scoprivi  minorenne sul documento truccato alla bisogna. La foto rubata che ti ritraeva con lei era tenuta riservata dalla polizia se  collaboravi.

Niente di grave ti veniva chiesto, solo raccogliere confidenze qua e là e riprodurre un fascicolo di carte innocue. Altrimenti la foto sarebbe finita a chi non doveva sapere della scappatella. Le conseguenze per il malcapitato erano prevedibili: crisi coniugale e rimpatrio. L’ignominia.

L’altra grande motivazione era il guadagno. Che tu fossi in condizioni disagiate perché tenevi famiglia, in Italia il tenere famiglia è la scusante passe-partout, o desiderassi cambiare l’auto e donare il gioiello alla moglie, era irrilevante. La busta con la mazzetta di banconote verdi, nessun bonifico bancario ovviamente, il conto cifrato nel paradiso fiscale era fantascienza, ti  rendeva la marachella meno angosciante.

In genere, nelle trame di Le Carré e nella vita opaca dello spionaggio reale, le storie di spie sono coperte, anche quando la rete è smantellata. Scoprire la rete rende utile mantenerla attiva. La talpa può essere indotta a collaborare, pena la condanna e l’infamia se non peggio nei regimi oltrecortina, e diventare così un agente doppio. Il sogno di qualsiasi servizio: avere qualcuno che simula di lavorare per la controparte e invece lavora per te passando agli altri quello che vuoi fare sapere loro. L’arte della “disinformatia”.

La prassi del silenzio cade. Le inchieste giornalistiche  descrivono in dettaglio nomi e accadimenti. A certificare che sapevamo da tempo e che abbiamo aspettato la prova lampante per bloccare e disvelare la trama.

La ragione può essere di fare chiarezza su un misfatto. Sempre che, nelle garanzie costituzionali, il misfatto sia considerato tale a conclusione dell’iter giudiziario. Può essere anche altra.

L’Amministrazione americana cerca di resettare le relazioni con Mosca e Pechino dopo una certa ambiguità della precedente. Chiede agli alleati di allinearsi. Mostriamo di aver inteso la nuova linea e di darne coerente quanto pubblica adesione. Il nostro Ministro degli Esteri firma con il Segretario di Stato la dichiarazione di fede nei valori comuni e nella rinnovata unità d’intenti.

Smentiamo l’abusata immagine di ventre molle dell’Alleanza e di “italianucci”, questa sarebbe la qualifica che qualche dirigente dell’altra parte ci attribuisce. A noi non la si fa. Discendiamo da Lionardo da Vinci de “Le vite de’ più eccellenti pittori” di Giorgio Vasari, non il personaggio caricaturale  dello sceneggiato televisivo.

di Cosimo Risi

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