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Nella fase attuale della lotta al Covid, diverse Regioni italiane stanno valutando l’utilizzo dei tamponi rapidi nasali su larga scala. Da mercoledì l’Emilia Romagna fa da apripista e lancia la campagna di autotesting. Anche Veneto, Liguria e Lazio sembrano interessate. Ma diversi esperti rimangono scettici sull’affidabilità di questi test

L’AUTOTESTING IN EMILIA ROMAGNA – L’E-R è la prima regione italiana che lancia l’autotesting, un modo per provare a dare una strada alternativa alle farmacie. Sarà riservato ai vaccinati con tre dosi. Esclusi però i non residenti (tra cui gli studenti fuori sede). Per entrare o uscire dall’autoisolamento si potrà fare un test antigenico nasofaringeo rapido fai-da-te (acquistabile anche online)

In caso di positività, il cittadino deve avvisare il medico, caricare il risultato nel fascicolo sanitario elettronico e mettersi in isolamento. Dopo una settimana, si può effettuare un altro tampone: se risulta negativo, si può terminare l’isolamento. Altrimenti, in caso di ulteriore positività, bisogna stare altri 7 giorni in isolamento

LE ALTRE REGIONI – Il presidente del Veneto, Luca Zaia, si è detto favorevole all’iniziativa dell’Emilia Romagna. Il collega ligure Giovanni Toti spinge per una soluzione che preveda per chi è senza sintomi di non dover fare il tampone a fine quarantena. Dal Lazio, l’assessore alla Salute, Alessio D’Amato, chiede linee guida unitarie sui tamponi rapidi. Intanto il governo ha chiesto un parere al Cts sul tema

I DUBBI SUI TEST – L’immunologa Antonella Viola, direttrice scientifica dell’Istituto di ricerca pediatrica Città della Speranza di Padova, intervistata da Repubblica espone i sui dubbi: “I test fai-da-te sono poco affidabili, perché alle limitazioni tipiche dei test antigenici rapidi, ovvero una minore sensibilità e una finestra temporale molto stretta per identificare la positività, si aggiunge la variabile della raccolta del campione: difficilmente con l’autoprelievo naso-faringeo si riesce a raccogliere un campione valido”

ALTO NUMERO DI FALSI NEGATIVI – “Sappiamo che con la variante Omicron i test antigenici perdono un po’ di sensibilità, come conferma anche uno studio in revisione”, prosegue Viola. “Con l’antigenico rapido è fatale che ci sia un alto numero di falsi negativi per la minore sensibilità rispetto al molecolare, per la predominanza della variante Omicron, per la raccolta imperfetta del campione. Il secondo problema è la mancanza di tracciabilità: bisogna infatti sperare che tutti i cittadini siano scrupolosi e, in caso di positività, avvisino il medico curante”

GLI STUDI – Secondo diversi studi, i test antigenici rapidi sono meno affidabili di quelli molecolari: gli antigenici hanno un problema di sensibilità, ovvero la capacità di identificare i soggetti ammalati. Uno studio di novembre 2021 pubblicato su Eurosurveillance ha mostrato che solo il 79% dei test rapidi ha una sensibilità superiore al 75% per i soggetti con alto carico virale nella rinofaringe

Secondo uno studio dell’Università di Berna, oltre 4 positivi asintomatici su 10 possono risultare negativi al test. In sostanza potrebbero risultare negativi molti soggetti ancora in incubazione, che stanno cioè per diventare molto contagiosi. Per l’Oms il test rapido ha massima affidabilità per i sintomatici dopo 24 ore ed entro 5-7 giorni dalla comparsa dei sintomi

I TEST SALIVARI – Secondo Antonella Viola, un’alternativa che potrebbe aiutare contro Omicron è il test salivare, che però non è ancora approvato dall’Emilia Romagna: “Ci sono studi in revisione che suggeriscono che la saliva sia più adatta a identificare Omicron rispetto al tampone nasale. Ma attendiamo conferme di questi dati preliminari”

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