Covid, ipotesi ritorno obbligo mascherina al chiuso? Ecco cosa sappiamo

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Dal 1° ottobre le mascherine anti Covid non sono più obbligatorie, nemmeno al chiuso. L’unica eccezione, in vigore fino al 31 ottobre, riguarda le strutture sanitarie, come stabilito con ordinanza dal ministro della Salute uscente, Roberto Speranza. I casi Covid-19 sono però di nuovo in aumento e negli scorsi giorni si era diffusa la voce secondo cui a Roma si starebbe lavorando a una circolare per reintrodurre l’obbligo di mascherine al chiuso. Fonti del Ministero della Salute hanno precisato che nessun documento “è in pubblicazione”. Ma il tema resta sul tavolo

A parlare della bozza di circolare era stata Adnkronos Salute, secondo cui il governo avrebbe valutato di riproporre l’uso dei dispositivi protettivi “in spazi pubblici chiusi” come “prima opzione per limitare la trasmissione” del coronavirus in caso di un “evidente peggioramento epidemiologico”. Nonostante il Ministero della Salute abbia negato la pubblicazione di un documento simile, dalla sanità alla politica c’è chi si dice già convinto che tornare all’uso della mascherina potrebbe essere una scelta saggia

Così ad esempio l’epidemiologo Cesare Cislaghi, ex presidente dell’Associazione italiana di epidemiologia. “Ci si deve chiedere se”, in una situazione di rialzo dei contagi, “sia veramente saggia e corretta la scelta del governo uscente di non far nulla e di non rinnovare neppure l’obbligo delle mascherine se non negli ambienti sanitari”, ha detto l’esperto. “Speriamo – ha aggiunto – che il governo entrante ci ripensi, ma le dichiarazioni di alcuni nuovi eletti ci fanno temere il contrario”

Anche tra i presidenti delle Regioni si fa strada la sensazione per cui sarebbe meglio riportare la mascherina sulla faccia degli italiani, almeno al chiuso e in situazioni a rischio, come potrebbe essere il trasporto pubblico. “Guardiamo con attenzione al non utilizzo delle mascherine sui mezzi di trasporto, perché questa è una scelta forte”, dice ad esempio il governatore del Piemonte, Alberto Cirio

“La mancanza della protezione mi preoccupa, perché sono luoghi di assembramento senza possibilità di avere aerazione degli spazi. Se però il nostro Istituto Superiore di Sanità e il nostro Ministero hanno ritenuto che ci fossero le condizioni per farlo, bisogna avere fiducia. E con fiducia bisogna accettare le decisioni sia quando sono in termini ristrettivi sia quando sono estensivi. Evidentemente monitorando costantemente”, continua Cirio

Non è diversa la posizione della Società italiana di pediatria (Sip), che guarda alla tutela della salute dei più piccoli. Oltre a intensificare la campagna vaccinale per la fascia pediatrica e i bambini in età scolare, sottolinea la presidente di Sip Annamaria Staiano, sarebbe necessario “rivalutare” la misura dell’obbligo di utilizzo delle mascherine nelle scuole

I dispositivi di protezione “certamente giocano un ruolo importante nel limitare il contagio, anche perché in età pediatrica è comunque difficile mantenere un distanziamento”, spiega Staiano. Negli ultimi giorni, fa sapere l’Istituto Superiore di Sanità, i contagi segnalati nella popolazione in età scolare sono in aumento. L’ultimo report sull’andamento della pandemia segnalava una percentuale di infezioni pari al 14,9% per questa fascia di età

Nello specifico, il 25% dei casi in età scolare è stata diagnosticata nei bambini al di sotto dei cinque anni, il 29% nella fascia 5-11 anni e il 36% in quella che va dai 12 ai 19 anni. Ma anche guardando alla popolazione italiana in generale, il quadro che emerge dai dati è quello di un ritorno – seppur al momento non critico – della pandemia

Secondo una rilevazione della Federazione aziende ospedaliere e sanitarie (Fiaso), aggiornata il 4 ottobre, a essere in crescita non sono solo i casi di nuovi positivi ma anche i ricoveri dovuti al coronavirus. Lo si osserva sia nei reparti ordinari che nelle rianimazioni. In totale, il numero di ricoverati, in una settimana è salito del 39,7%

Si tratta soprattutto di anziani, non vaccinati oppure che non hanno ancora ricevuto la quarta dose. La Fiaso commenta i dati parlando di una “repentina inversione di tendenza“. Nella penultima rilevazione il numero dei ricoverati era aumentato del 5%,  tutto a carico di pazienti con Covid, già in ospedale per altre patologie e trovati positivi al tampone

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