Far West – Medio Oriente (di Cosimo Risi)

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La guerra in Medio Oriente sta per toccare il trimestre. Accade di tutto: una sgangherata quanto tragica sceneggiatura western.

I miliziani di Hamas attaccano Israele. Gli Israeliani colpiscono per rappresaglia i Palestinesi di Gaza. I Sunniti di una sigla ISIS contendono il campo agli Sciiti d’Iran e rivendicano l’attentato a Teheran. Gli Hezbollah libanesi bombardano gli Israeliani da nord e ne subiscono la rappresaglia. Gli Houthi yemeniti minacciano le navi che attraversano il Mar Rosso e sono respinti dagli Americani. I gruppi sciiti in Iraq attaccano le postazioni americane e ne subiscono la controffensiva.

Cosa meditano l’Iran, l’Arabia Saudita, la Russia, la Cina? Come si muovono gli Stati Uniti, il vero Dominus della regione?

Nel frattempo l’Italia si appassiona al regime delle concessioni balneari e degli ambulanti. Su questi dossier  misuriamo il rapporto con la Commissione. In discussione è il principio cardine dell’integrazione europea: il primato del diritto eurocomunitario sui diritti nazionali. A Parigi, Emmanuel Macron commemora Jacques Delors come colui che seppe conciliare l’Europa con il suo futuro. Il magistero di Delors è il solo spiraglio in un clima soffocante.

L’Occidente è confrontato a sfide terribili, reagisce smarrito alla guerra che devasta  il senso di umanità. Dovremmo incalzare  le istituzioni europee perché dicano la loro sulle crisi in atto. Sentiamo invece  il suono del piffero sovranista. Il declino dell’Unione si misura sullo strabismo fra la gravità degli eventi  mondiali e la modestia dei dissidi fra i Ventisette.

Il Governo in Israele opta per la soluzione radicale al caso Gaza. Ignora i richiami umanitari dell’Amministrazione americana. Non sembra assegnare la priorità al rilascio degli ostaggi, oltre cento, ancora in mano a Hamas.

Il punto cruciale riguarda chi amministrerà Gaza a missione compiuta. Si evoca una soluzione tripartita: Autorità Palestinese (la stessa della Cisgiordania?), Arabia Saudita, Egitto. I Sauditi a garantire la copertura finanziaria della ricostruzione ed il sostegno del mondo sunnita, gli Egiziani ad aprire il varco di Rafah per le forniture.

Alcuni Ministri auspicano il ritorno agli insediamenti ed il controllo diretto,  contestano l’operato “morbido” delle IDF (Israeli Defense Forces). Il contrario di quanto sostengono gli Americani: che le fasi uno e due dell’operazione militare hanno prodotto troppi effetti collaterali a danno della popolazione. Esiste un problema umanitario a Gaza,  Israele da potenza occupante deve farsene carico. E comunque, per gli Americani, Gaza deve restare ai Palestinesi.

La Corte Suprema boccia a maggioranza il progetto del Governo Netanyahu di riforma giudiziaria. La riforma limiterebbe il potere della stessa Corte nell’annullare le leggi manifestamente incostituzionali. Contro la riforma si è schierato un vasto movimento di opinione, che ha fatto breccia presso gli apparati di difesa e di sicurezza. Di qui la loro “distrazione” il 7 ottobre 2023?

Per la quarta volta da ottobre Antony Blinken si reca nella regione. Nessuno meglio di lui può interpretare i sentimenti profondi di Israele. Il Segretario di Stato mira ad evitare che il conflitto si allarghi e che entrino direttamente  in gioco Cina e Russia. Troppe crisi contemporanee – in Europa, nell’Indopacifico, in Medio Oriente – indeboliscono la capacità di reazione degli Stati Uniti.

Dalla sua tenuta in Florida, da probabile candidato repubblicano e da primatista nei sondaggi, Donald Trump annuncia il programma business oriented del ritorno alla Casa Bianca. Rimettere gli affari in cima all’agenda internazionale: con la Russia,  la Cina, i Palestinesi. Tutti  traggano vantaggio dalla ripresa degli scambi: il tasso generale di bellicosità calerà, le relazioni internazionali si stabilizzeranno. La ricetta è semplice. The Donald is back!

di Cosimo Risi

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