Governo Renzi, il toto viceministri e sottosegretari: ore decisive per De Luca

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De_Luca_e_Renzi_tavoloIncassata la fiducia al Senato e alla Camera, il neopremier Matteo Renzi deve ora pensare a completare la squadra di governo. In agenda, l’ex rottamatore ha la lista (lunga) di viceministri e sottosegretari. Che già ha fatto scattare rivendicazioni regionali, compensazioni e mal di pancia tra i vertici del Partito democratico, ma pure all’interno del Nuovo centrodestra e degli altri partiti che si sono schierati a favore dell’esecutivo di Renzi. Quindi, le nomine sono destinate a slittare: l’ipotesi è che le riserve siano sciolte giovedì 27 febbraio durante il Consiglio dei ministri, anche se non è escluso un nuovo rinvio.

SQUADRA MOLTO SNELLA. Il premier vorrebbe non superare quota 50 persone dentro il governo (l’ex capo del governo Enrico Letta era arrivato a quota 52) anche per evitare che ci siano troppe sensibilità da tenere sotto controllo, ma le commissioni parlamentari da seguire sono tante. Ecco perché si è parlato di 46 tra viceministri e sottosegretari: una folta squadra anche per aiutare i ministri alle prime armi.

RENZI VUOLE GUTGELD. Il primo nodo da sciogliere per Renzi riguarda il ruolo chiave del sottosegretario ai servizi segreti. In pole per la carica ci sono il fedelissimo Luca Lotti e Marco Minniti: il primo però è un 30enne con poca esperienza nel settore, mentre il secondo è considerato ‘l’usato sicuro’, visto che si occupa di intelligence da tempo.

Ma a preoccupare il presidente del Consiglio è anche la poltrona di responsabile del dipartimento economico, ovvero la cabina di regia delle politiche del governo Renzi.

Qui l’ex rottamatore vorrebbe piazzare Yoram Gutgeld, storico consigliere economico del premier.

I FEDELISSIMI DI PADOAN. Visto che il segretario del Pd ha intenzione di giocarsi tutto con il suo mandato, ha intenzione di portare nella squadra di governo anche i diretti collaboratori del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Al Tesoro, inoltre, dovrebbe approdare Bruno Tabacci: il rappresentante del Centro democratico aspira alla carica di viceministro dell’Economia, ma è dato in pole per lo Sviluppo economico. Qui dovrebbero rimanere il tecnico Claudio De Vincenti e Simona Vicari del Ncd.

Il partito di Angelino Alfano vorrebbe ottenere anche un secondo viceministro: alla Giustizia se la gioca Enrico Costa, mentre Giuseppe Castiglione punta all’Agricoltura.

UN RUOLO PER MAURO. Manuale Cencelli alla mano, il maggior numero di poltrone ancora da occupare spetta al Pd. Che tra viceministri e sottosegretari è previsto ne incassi 25 (anche perché c’è da accontentare tutte le correnti dei dem: renziani, sinistra interna, bersaniani, dalemiani e veltroniani).

Perso il ministero della Difesa che con Letta era saldamente nelle mani di Mario Mauro (potrebbe avere un ruolo centrale rispetto all’Europa), i Popolari per l’Italia rivendicano un viceministro: potrebbe essere Mario Giro, ex sottosegretario agli Esteri. L’ex presidente delle Acli Andrea Olivero, invece, potrebbe entrare nel governo passando dal Lavoro o dall’Istruzione.

IPOTESI DEL RITORNO DI KYENGE. Nella squadra di Renzi non si è escluso neppure il rientro dell’ex ministro dell’Integrazione (ministero sparito con l’ex rottamatore) Cécile Kyenge che in pratica continuerebbe il lavoro iniziato con l’ex premier.

Per completare il quadro, si è fatto il nome di Riccardo Nencini, dato in pole per affiancare Dario Franceschini alla Cultura, anche se per la stessa carica c’è Antonello Giacomelli, fedelissimo dell’ex ministro dei Rapporti con il parlamento.

Infine uno sguardo al ministero delle Riforme: a dare una mano a Elena Maria Boschi potrebbero arrivare il Pd Bressa o D’Andrea.

Tra i nomi che circolano con insistenza c’è quello di Vincenzo De Luca che potrebbe ottenere le deleghe da viceministro ai Trasporti ed infrastrutture.

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