A Salerno omaggio ad Eduardo nei 30 anni dalla morte. La Bottega San Lazzaro in “Non ti Pago”

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Bottega_San_Lazzaro_Non_ti_PagoSabato 11 ottobre, alle ore 21.00 al Teatro delle Arti di Salerno, nell’ambito di una mini rassegna eduardiana la Bottega San Lazzaro porterà in scena “Non ti pago”, per la regia di Matteo Salsano. Si tratta di un omaggio ad Eduardo De Filippo nei trent’anni della morte del grande autore teatrale partenopeo. Questi i personaggi e gli interpreti: Ferdinando Quagliulo (Rosario Battista); Concetta, sua moglie (Maria Guadagno); Stella, loro figlia (Lucia Novella); Aglietiello, uomo di fiducia in casa Quagliuolo (Ciro Marigliano);Margherita, cameriera (Giovanna Memoli); Mario Bertolini (Alfredo De Simone); Erminia, sua zia (Annamaria Caforio); Vittorio Frungillo (Stefano Pecoraro); Luigi Frungillo (Pasquale Colabene); Carmela, popolana (Rossella Natella); Don Raffaele Console, prete (Gerardo Carrato); Lorenzo Strumillo, avvocato (Domenico Galizia). I costumi sono della Bottega San Lazzaro, tecnici scene, suoni e luci: Salvatore Acconciagioco, Francesco Giunti e Raffaele Sguazzo.

“Grande passione, ma soprattutto grande apprensione, ci hanno accompagnato durante la costruzione e la messa in scena di questo testo – spiega il regista Matteo Salsano – Passione derivante dall’amore e dal rispetto verso un grande Teatro quale è appunto il Teatro di Eduardo, apprensione in quanto il passaggio tecnico da tutto ciò, alla rappresentazione, nasconde un’infinità di insidie, sapevamo perfettamente di lavorare su di un materiale che tanto ha fatto penare anche ad attori professionisti. Interiorizzare i concetti, i rapporti tra i vari personaggi e tra i personaggi e lo spazio scenico, sono stati punti fermi, i concetti base sui quali si è focalizzata l’attenzione e lo studio degli attori. Il puro e semplice naturalismo non ci interessava, cosa molto più impegnativa invece e verso cui abbiamo concentrato il nostro lavoro e quel “Vero-simile” tanto caro ad Eduardo”. La variante nella messa in scena della Bottega San Lazzaro è l’ambientazione: si è trasferito il tutto all’esterno, su quel terrazzo, soleggiato e pieno di fiori, descritto dall’autore nelle note di inizio testo. “Ci è sembrato – prosegue il regista – che quell’ariosità quella solarità, ben si fondeva alla girandola tragicomica del testo”.

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