I sordomuti della Campania in mobilitazione per la lingua dei segni italiani

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linguaggio_sordomutiI non udenti della Campania in piazza per protestare per la mancata approvazione della lingua dei segni italiana. L’Ens regionale e le provinciali guidate dal presidente Camillo Galluccio confermano la mobilitazione dell’Ens nazionale Sordi di fronte al Parlamento e in tutte le Prefetture d’Italia  che si svolgerà mercoledì 12 novembre alle 11. I sordomuti della Campania saranno radunati di fronte alle Prefetture di Napoli e delle altre province.  “ Vogliamo sensibilizzare le Istituzioni e l’opinione pubblica sul mancato riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana e per ottenere il rispetto della piena partecipazione e cittadinanza per le persone sorde e sordocieche – dichiara Camillo Galluccio –

“E’ assurdo che l’Italia firmi il trattato internazionale sui diritti delle persone disabili all’ Assemblea delle Nazioni Unite e poi non riesca ad approvare un testo di legge che è stata ulteriormente sollecitata e ribadita dalla Comunità Europea che consentirebbe di garantire pari opportunità ai sordi”. Sono circa 70.000 i sordi in Italia di cui 6.000 in Campania. “Per noi sordi è fondamentale ed ormai inderogabile approvare la legge , l’unico strumento che consentirebbe di garantire l’utilizzo di strumenti e modalità di accesso all’informazione oltre che la comunicazione dei sordi con la pubblica amministrazione”.

L’Ens Campania guidata dal presidente Camillo Galluccio si batte da tempo per risolvere annose questioni che determinano per la non risoluzione delle gravi discriminazioni nei confronti di chi ha solo la colpa di non poter sentire. “Viviamo una continua emergenza che sommata alle ataviche difficoltà del nostro territorio – continua il presidente Camillo Galluccio- ci rende ancora più discriminati  oltre alla mancata approvazione della lis anche con l’inapplicazione dell’inserimento lavorativo come pure dell’uso di mezzi di comunicazione già in uso in molti Stati internazionali ma che in Campania ed in gran parte dell’Italia sembrano tabù”.

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