Riforma Banche credito cooperativo, da Salerno proposta di emendamenti

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Direttore_Marino_BCC
Antonio Marino (Direttore Bcc Aquara) e Michele Albanese (Direttore generale Banca Monte Pruno)

Parte da Salerno la richiesta al Governo di emendamenti alla riforma delle Banche di credito cooperativo. Proposte che sono state inviate alla Commissione Finanze della Camera dei deputati, dopo il supporto offerto  dall’economista Marco Vitale e dal professore Giuseppe Fauceglia dell’Università di Salerno, in particolare su sollecitazione dei direttori di Bcc di Aquara,  Antonio Marino, Michele Albanese, Direttore Generale Bcc Monte Pruno di Roscigno, Angelo De Luca, Direttore Generale Bcc di Buonabitacolo, Giampiero Colacito, Direttore Generale Bcc di Civitanova Marche, Emanuele di Palma, Direttore Generale Bcc San Marzano di Taranto, Lino Siciliano, Direttore Generale Bcc Mazzarino, Massimo Nelti, Direttore Generale Bcc Marcon Venezia, Fabrizio Marinelli, Risk manager Bcc Ripatransone, Venero Rapisarda, Direttore Generale Credito Etneo Bcc e Gianni Tortella, Direttore Generale Bcc Borgo S. Giacomo.

“Nello specifico noi chiediamo due cose: abbassare il tetto di un miliardo di patrimonio per la holding in modo da avere almeno due holding a vantaggio della pluralità e contro il monopolio che inevitabilmente snaturerebbe le Bcc e le renderebbe come semplici sportelli; dare totale autonomia alle Bcc che siano ben gestite. Privilegiare il merito è una questione di civiltà e di modernità. Sarebbe oltremodo sbagliato “commissariare” una Bcc che funziona. – sottolineano i responsabili delle Bcc –  Con queste due modifiche salveremo il Credito Cooperativo senza stravolgere la riforma. La soluzione del gruppo unico (sostanzialmente unico con il limite di un miliardo) cozza inevitabilmente con l’esclusione della facoltà di recesso.  Abbassare la soglia significa dare la possibilità di costituire almeno due gruppi con una salutare pluralità che è pur sempre l’anticamera della democrazia e di un mercato efficiente. Così facendo nessuno più avrà motivo di andar via. Finirebbero tutte le fondatissime polemiche seguite al decreto per la cosidetta way out”.

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