Nuova tegola giudiziaria su Pd ma Renzi, no a polemiche

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consiglio_regione_campaniaL’indagine su Stefano Graziano alimenta in qualcuno nel Pd la tentazione dietrologica di una giustizia ad orologeria in un momento di tensione tra magistratura e politica.

Ma Matteo Renzi stoppa le polemiche e ribadisce la linea degli ultimi giorni: fiducia nei magistrati e auspicio che chiudano “rapidamente” le indagini per fare “chiarezza al più presto”.

Quello che il premier non accetta è la strumentalizzazione politica: dipingere l’ex deputato come un esponente vicino al governo è, per l’esecutivo, una falsità perchè l’incarico di Graziano a Palazzo Chigi, ricevuto con Enrico Letta, non è stato rinnovato da Renzi quando nel dicembre 2014 è scaduto.

L’accusa pesante di concorso esterno in associazione camorristica colpisce il Pd a poco più di un mese dalle elezioni amministrative, per le quali i dem tentano a Napoli una difficile rimonta. E infastidisce il governo che considera sue bandiere la legge sull’anticorruzione e l’istituzione dell’Autorità guidata da Raffaele Cantone.

Per questo l’autosospensione di Graziano dall’incarico di presidente del Pd campano e dal partito stesso viene considerato al Nazareno un atto dovuto e rivendicato come “uno degli anticorpi – spiega un dirigente – che noi attiviamo quando parte un avviso di garanzia e in attesa dell’esito delle indagini”. Sul fronte di governo, le accuse all’ex deputato non cambiano la tabella di marcia: la riforma del processo penale deve essere approvata al Senato, come sostiene anche oggi in un’intervista il Guardasigilli Andrea Orlando, entro l’estate.

Ma la volontà di accelerare per portare il ddl in Aula superando le secche della commissione deve fare i conti con i nodi politici ancora aperti: la prescrizione, su cui Pd e Ncd non trovano ancora un’intesa, e le intercettazioni. Ma, spiegano fonti dem al Senato, la soluzione sarà trovata nei prossimi giorni per arrivare ad una legge che consenta alla magistratura di andare più veloce. Sull’avviso di garanzia per Graziano le opposizioni non sono disposte a fare sconti al Pd.

“Il presidente del Partito Democratico campano è indagato per camorra. Piccolo dettaglio: fino all’anno scorso era anche consulente del governo Renzi”, attacca Luigi Di Maio mentre l’altro componente del direttorio M5S Roberto Fico definisce “il Pd un partito distrutto e permeabile a qualsiasi infiltrazione: lobby, gruppi di affaristi, criminalità organizzata”.

Da Philadelphia, dove ieri ha incontrato Donald Trump, Matteo Salvini commenta con un ‘che tristezza le notizie di altri arresti e indagati a carico del partito al governo per reati gravissimi e collusione con la criminalità organizzata”. Accuse che i dem respingono al mittente: “Nel Pd le inchieste si rispettano ed i coinvolti si autosospendono. Nel M5s omertà per i propri e gogna per gli altri. #doppiamorale”, ribatte il senatore Andrea Marcucci.

Fonte ANSA

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