Parco Archeologico di Paestum: l’autonomia giova alla ricerca

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“Altro che mercificazione, l’autonomia dei musei aiuta la ricerca e la tutela” – è questa una delle conclusioni presentate nella relazione del Direttore Gabriel Zuchtriegel al Comitato Scientifico del Parco Archeologico di Paestum, che si è riunito giovedì 8 giugno, per discutere del programma di pubblicazioni, della catalogazione delle collezioni e della digitalizzazione degli archivi.

Come afferma Zuchtriegel nella relazione discussa ieri, “la riorganizzazione e l’autonomia gestionale e finanziaria hanno giovato alle attività di tutela e di ricerca – e ciò non solo in virtù delle maggiori possibilità di programmazione e pianificazione delle risorse, ma anche perché in vari casi è stato possibile avvalersi di donazioni e sponsorizzazioni da parte di privati e imprese per progetti di restauro e di ricerca archeologica.”

Il direttore ha inoltre sottolineato la stretta collaborazione con la Soprintendenza di Salerno e Avellino, diretta dall’arch. Francesca Casule. “Con l’autonomia del Parco Archeologico di Paestum, noi non ci siamo separati, ma rinforzati – ha dichiarato Zuchtriegel – i colleghi della Soprintendenza continuano a essere a casa nel museo di Paestum, e noi ci appoggiamo a loro per quanto riguarda questioni di tutela che vanno oltre le nostre competenze, ma che incidono comunque sulle attività di ricerca e valorizzazione”.

Il Comitato Scientifico ha apprezzato la relazione del direttore e ha fornito ulteriori suggerimenti per garantire la qualità del lavoro scientifico e di catalogazione. Il Comitato Scientifico, come organo, è una novità della riforma Franceschini dei beni culturali, che ha voluto affiancare i musei dotati di autonomia speciale con figure professionali dal mondo dell’accademia. Nel caso di Paestum, il comitato è formato dal dott. Salvo Barrano, presidente dell’Associazione degli Archeologi italiani, da Paolo Peduto, già ordinario di Archeologia Medievale all’Università degli Studi di Salerno, dalla prof.ssa Angela Pontrandolfo, anche lei dell’Ateneo salernitano, e dalla prof.ssa Claude Pouzadoux, direttrice del Centro Jean Bérard a Napoli.

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