Vale la penna di_versar (Parole, vino e libertà)

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Il sogno prima della realtà. Favola spassosa di una Luna incavolata.
Di Marco Dell’ Acqua
Tranquilla!
Ti vedo ancora sbirciare
Dietro la serratura larga
Con la busta piena di colazioni per gli attori.
Non hai interrotto
il folle tra folli
che danza di Amleto e dell’inutilità
più utile che conosce:
ti vedo ancora
ti riconosce,
ti ringrazia,
ogni giorno quando mi sveglia.
E se dissociato vivo,
ancorato rivivo,
ad ogni irrinunciabile valore
della mia di madre.
Ma, tremo
come febbricitante
e temo,
solo,
perché non ci sei più.
Sei la donna sul davanzale del terrazzo di casa che mi insegnò
l’incanto della vita e poi la leggerezza terribile della morte
Sei la follia più sana di chi non conosce l’amore, lo fa,
l’aspirazione che mi fece mancare il respiro.
Sei il sogno e resterai indissolubilmente questo.
E non è vero che è impossibile parlare con chi non c’è,
è quella voce che ci tiene;
è quel calore che giustifica ogni nostro errore,
è la musica degli Angeli quella.
Costoro non pensano ragionando,
volano per mantenerci in carreggiata,
affinchè si possa rischiare
di essere,
umani
e sbandare
e ancora sognare.
Che paura il tuo sguardo
Che paura,
però.
Così,
è alle carogne ben vestite che dedico la mia prossima canzone
per Amore,
Alle impalcature ornamentali degli apparati del potere
All’egoista puro che si finge affogato tra le sue responsabiltà,
Agli intellettuali inutili
che nel tempo in cui studiare
è sentire e sorridere,
continuano a spiegare prima di capire
e giù a piangere per speculare,
al decadentismo che non finisce mai
e a tutti suoi discepoli,
Agli attori che hanno provato troppo poco
prima di offrirsi al pubblico che già è di scena
A tutti i fotografi della realtà
dimentichi che lo scatto
è prendere atto
della necessità di uno scarto, non altro:
della distanza abissale tra questo tempo e la sua invenzione da recuperare,
tra le memorie, il presente improbabile
e il cambiamento da forzare.
E’ finito il tempo di documentare
Il reale e le sue mostruosità,
sono troppe,
sono energie spese male.
Ora bisogna creare e ricreare
Ipotizzare, saltare, magari glissare
pur di inventare
se non si vuole evaporare.
Scarto,
me stesso
spesso;
non mi raffiguro più,
se non nelle ossessioni che ho voluto crearmi
o nel grido dopo una donna perduta
e dentro lo spavento per una tentazione assecondata ;
ma l’assalto che ancora prevedo
urlerà di colori pastello
dell’urgenza dello stravolgimento
e poi dell’orrore greve
che lascia chi naviga per interesse
e non per la luna piena,
chi resta dietro un dito anche dopo che è stato scoperto
chi bada solo a impazzire di desiderio
e si perde dentro un bicchiere e dietro un rimpianto.
Orrore, William Shakespeare, orrore!
Bisogna dirglielo in faccia alle carogne ben vestite
che il mondo è fatto anche di vivi non avidi,
di vivi che sanno bene di essere farfalle,
di vivi che ascoltano la musica che entra nel tempo
anche senza fare male,
anche senza contare come calcolare quello che si deve comprare.
bisogna dirglielo in faccia alle carogne ben vestite,
nell’epoca dei sentimenti effettati e
del mix di valori da funerale
serviti come cocktail freddi
in banchetti nuziali drogati,
Si muore quando si uccide!
Si muore
a sentir parlare con superficialità di ciò che sta accadendo
come ignari di essere proprio esattamente noi quello che sta accadendo,
siamo gli americani ogni giorno,
siamo la coperta corta,
siamo inabili alla preghiera,
siamo la paura che il cielo sia tropo grande e il mare troppo profondo
siamo il frigorifero pieno e la libreria trascurata
siamo l’assuefazione stupefatta
per un brutto panorama che immaginiamo ancora bello.
Siamo diventati ciò che non vogliamo caro Poeta.
Eppure.
Tornerà quel bello?
quel bello tornerà!
appena avremo coraggio per raccontare
alle carogne ben vestite
che il nostro Sogno viene molto prima della realtà.

 

Fatima Mutarelli

Mail: valelapennasi@gmail.com
Fb: Fatima Mutarelli (ragazza alla finestra)

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