Noi “malati” di progresso (di Tony Ardito)

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Basterebbe leggere le pagine di istruzioni di qualsiasi nostro smartphone per scoprire che si consiglia sempre di tenere l’oggetto a almeno 2 metri di distanza dal corpo. E alcuni ne richiedono persino 5.

Il Tar Lazio, accogliendo, seppur in parte, il ricorso dell’Associazione per la Prevenzione e la Lotta all’Elettrosmog, ha stabilito che i ministeri della Istruzione e della Salute entro sei mesi dovranno avviare campagne di sensibilizzazione e informazione sui rischi provocati dall’uso del telefono cellulare.

Dunque, non si potrà ignorare il problema. Nel tempo stabilito dalla sentenza, i due dicasteri sono tenuti a dar vita ad una campagna d’informazione sulle giuste modalità di utilizzo di smartphone e cordless, e anche su tutti i rischi per la salute dovuti a un uso improprio ed eccessivo di questi oggetti.

L’associazione aveva contestato soprattutto l’apparente indifferenza dei ministeri su un atto di diffida del 28 giugno 2017 che aveva, appunto, il fine di aumentare l’informazione su questo argomento. Vi era, altresì, la intenzione di obbligare i dicasteri a promuovere un decreto riguardante la “Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”. Ma su tale punto il Tar ha respinto la richiesta, ritenendola inammissibile “per difetto assoluto di giurisdizione”.

È un tema, questo, sempre molto avvertito e dibattuto, anche in considerazione del fatto che gli interessi che muove, intreccia e raccorda sono enormi. Oramai, noi tutti riteniamo gli smartphone strumenti indispensabili per mantenere ed implementare relazioni personali e professionali. Qualora fosse provato che il loro utilizzo contribuisce a favorire il manifestarsi di tumori, è agevolmente deducibile quali potrebbero essere le ripercussioni per le aziende produttrici.

Per intanto, alcuni medici hanno dimostrato che la nascita di tumori cerebrali è rafforzata anche dal riscaldamento e dalle onde elettromagnetiche generate dal telefono vicino all’orecchio. Molti giudici hanno emanato sentenze proprio contro alcune aziende le quali avevano costretto i dipendenti a fare un uso continuativo del cellulare.

La questione, insomma, è destinata ancora a far parlare di sé, e non si può escludere che in un futuro, non tanto remoto, possa avere degli sviluppi assai interessanti. Arrivati a questo punto sarebbe, forse, più giusto domandarsi se è ancora possibile stare al passo con una tale rivoluzione digitale, ma senza esserne travolti; o se, invece, è più prudente e salutare richiedere, anzi esigere che si anteponga, sempre e comunque, il benessere mentale, fisico e, per taluni aspetti, anche social di ciascuno.

Tony Ardito

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