Le Cronache dedica pagine speciale ai 100 anni della Salernitana

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Il quotidiano Le Cronache, diretto da Tommaso D’Angelo, dedica una serie di pagine speciali al centenario della Salernitana.

In apertura gli articoli di Fabio Setta e Marco De Martino. Il primo articolo dal titolo: ‘Un lungo sogno chiamato Salernitana’ di Marco De Martino racconta la storia: C’è una birreria che va molto di moda. È lì che si radunano i giovani di Salerno. Si chiama Welten e si trova di fronte a Piazza Amendola. È quello il cuore pulsante di una Salerno, appena uscita dalla Prima guerra mondiale, che prova a ripartire.

È lì che la sera attorno a un tavolo si ritrovano quattro amici. Ed è proprio lì, nel cuore della città, che inizia la nostra Storia. Giovanni Calabritto, Vincenzo Giordano, Adalgiso Onesti, Matteo Schiavone. Sono loro i protagonisti. Soprattutto Schiavone. È lui che espone progetti, fa comprendere l’importanza di avviare un progetto sportivo.

O meglio riavviare. Già, perché prima della guerra quel gioco con il pallone, che inizialmente è accolto con nobile scetticismo, inizia ad appassionare i salernitani. Il primo a crederci è Donato Vestuti, che dopo le prime partite disputate avendo come riferimento il Circolo Canottieri Irno, fonda nel 1913 il Foot Ball Club Salerno. Da quattro amici si passa a un numero più consistente. C’è voglia di tornare a correre dietro ad un pallone.

Alla birreria ci sono anche Alfonso Guasco, Nicola Maggio, Francesco Paci, Vincenzo Troisi, Manfredo Visciani e Anacleto Bellelli. Quest’ultimo è avvocato nonché direttore del settimanale “Il giornale di Salerno”.

È lui che già nell’aprile del 1919 organizza alcune partite e che mette a disposizione di quel gruppo di sportivi la sede della Giovani Esploratori d’Italia di cui è presidente.

Lì in Corso Umberto 167, l’attuale via Mercanti, si svolge la riunione che porta alla costituzione della Unione Sportiva Salernitana. È la sera del 19 giugno 1919, un giovedì. Inizia così la nostra Storia. Chissà se quella sera all’atto della firma quei ragazzi appassionati di sport avrebbero immaginato che successo avrebbe avuto quel sogno. Un sogno chiamato Salernitana.

L’articolo di Marco De Martino dal titolo ‘Bella e dannata, questa è la gioia di essere salernitani’ racconta: ‘E sono 100. Salerno ed i suoi tifosi possono festeggiare Sua Maestà, la Salernitana. C’è chi l’aveva immaginato diverso, l’anniversario più bello. Magari in serie A, o quasi.

Ed invece l’epilogo della scorsa stagione sportiva, con la salvezza strappata con il cuore ed un pizzico di fortuna dai dieci gladiatori granata in riva alla Laguna al termine di un campionato fallimentare, è la fotografia perfetta di questi cento anni di storia granata. Bella e dannata, entusiasmante e deludente, disastrosa ed ardimentosa. E’ questo il bello di essere salernitani, di tifare Salernitana. La vita, per i granata, non è mai stata facile. E probabilmente non lo sarà mai.

Ma proprio questa precarietà, queste sofferenze, queste battaglie, fanno sì che la storia della Salernitana sia tanto memorabile e che i suoi sostenitori le siano così visceralmente attaccati. In questi cento anni la Salernitana è riuscita a toccare il cielo con un dito ma ha anche arrancato nelle categorie meno nobili. Ci sono state giornate memorabili ma anche umiliazioni indicibili. Ed oggi, al compimento del centesimo anno dalla fondazione della società granata, l’attuale proprietà ha il dovere di ripartire.

Da zero. Lo deve alla gente di Salerno, lo deve all’Ippocampo. Un anno zero, un’occasione per resettare tutto, rimediare agli errori commessi e rigenerare l’entusiasmo del popolo granata. Una tifoseria logorata dalle polemiche e dalle delusioni. Esigente sì, ma innanzitutto di chiarezza, di onestà e di voglia di fare da parte di chi dovrà portare in alto il nome della Salernitana per l’Italia da qui ai prossimi cent’anni.

L’articolo terzo dello statuto sociale, da poco rinvenuto grazie all’opera dell’Associazione “19 giugno 1919”, recita quello che è il motto, rigorosamente in latino, voluto per la Salernitana dai suoi padri fondatori. Macte Animo. Coraggio. Quello che alla Salernitana, in questi suoi primi cento anni, non è mai mancato. E che mai mancherà

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