La diplomazia e le cose da non fare (di Cosimo Risi)

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Auspicavamo la disciplina del silenzio per chi si avventura sul terreno diplomatico. Chi dovrebbe rispettarla non legge evidentemente certi articoli ed è spinto dall’incoercibile pulsione a esternare.

Si osserverà che la diplomazia europea è affetta da “vis declaratoria”, una maniera elegante per celare l’impotenza sotto una coltre di parole farcite di inviti alla moderazione, alla stabilità, al rispetto reciproco. Le espressioni, nel gioco duro di certe situazioni, risultano vuote quanto rinunciatarie.

Noi europei a questo ci limitiamo nelle date circostanze, ad altri il compito di operare sul campo, intendendo per altri l’Amico Americano. Del quale si può criticare l’interventismo e l’unilateralismo, ma di cui si invoca l’azione quando il gioco, appunto, si fa duro.  Il silenzio sarebbe dunque prova di compostezza.

Il nostro Ministro degli Esteri è investito del compito di riportare l’Italia nel quadro euro – atlantico dopo l’ubriacatura di mojito sulle spiagge d’Adriatico, che sta ai Caraibi come un Premio Bancarella sta a Ernest Hemingway, il quale nei Caraibi era di casa, o meglio di “finca”, la villa a Cuba dove sorbiva mojito e altri cocktail a base rum. Lo si immagina perciò intento a studiare i dossier per esternare di conseguenza sui punti caldi.

Non si conoscono sue dichiarazioni sulle elezioni in Israele, l’attacco alla raffineria saudita, la guerra civile in Libia. Tanto per dire: finisce l’era Netanyahu? la mano iraniana sta dietro l’attacco? Serraj terrà a bada Haftar? Si raccolgono  collezioni di tweet e video FB sulle elezioni in Umbria circa la  candidatura da condividere con l’alleato di governo, in una lista  civica che non faccia capo all’uno né all’altro.

Scelta commendevole, quella della candidatura, specie se cade su una donna, in omaggio alla parità di genere ed alla continuità nel ruolo. E’ singolare che occupi tanto spazio in un momento in cui, per dirla con lo scrittore, dovremmo essere in tutt’altre faccende affaccendati.

Il duetto fra i plenipotenziari PD e 5S a Perugia lascia col fiato sospeso. Avranno, nelle more, il tempo di duettare col Ministro degli Esteri di Russia e con il Segretario di Stato USA?

La prova Lavrov, dal nome del Ministro di Mosca, è considerata determinante per qualsiasi suo omologo. Nella “Sfida impopulista” (Rizzoli, 2018) Paolo Gentiloni scrive che, quando lo incontrò  da capo della Farnesina, gli parve l’uomo più intelligente che avesse conosciuto.  Sergei Lavrov è un diplomatico di lungo corso,  avendo prima prestato servizio a New York come Rappresentante Permanente e poi servendo al fianco dei Presidenti al Cremlino dal 2004, in un luogo dove pochi durano altrettanto.

E’ benefico che il nostro Ministro degli Esteri sia un autorevole politico, trasferisce così il  personale peso al Ministero nel confronto cogli altri e specie con l’Economia quando si tratta di battagliare sulle assegnazioni di bilancio. Sarebbe parimenti benefico che  sul piano esterno rappresenti il Paese nel suo insieme. Non avrebbe altrimenti senso pratico l’interesse nazionale che viene sbandierato come il vessillo dell’azione di governo.

La frase più diffusa nelle comunicazioni televisive è “pensiamo agli interessi degli Italiani”. L’interesse degli Italiani risiede certamente nelle elezioni regionali ma anche nella collocazione internazionale. La solita farfalla che batte le ali nel Mar Giallo e provoca una tempesta nel Mediterraneo.

Il Medio Oriente e il Golfo Persico sono a due passi da casa, là non volano farfalle ma droni e missili. Se scarrocciano come barche alla deriva, sono guai per tutti.

Cosimo Risi

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