Andare per mare con l’onda alta (di Cosimo Risi)

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Il Mediterraneo impone la sua legge: quella del mare. Che può essere in bonaccia, e allora navighi tranquillamente, o agitato e allora faresti bene a riparare in porto.  L’onda  viene sempre dalla Libia, stavolta non reca i barconi coi migranti ma un carico di problemi che la diplomazia sarebbe chiamata a risolvere, sempre che una diplomazia funzioni con le idee chiare.

Al tradizionale appuntamento Med Dialogues di Roma il confronto fra le parti riguarda principalmente la Libia. Sul tappeto è la proposta della Germania di ospitare a Berlino la conferenza dei paesi terzi interessati alla crisi: i cosiddetti stakeholders. La proposta è frettolosamente liquidata dal Ministro russo degli Esteri.

Il suo parere conta. La Russia prova da tempo a insediarsi nel Mediterraneo meridionale dopo avere consolidato la posizione nella parte orientale grazie all’accordo con la Siria.

Il ritorno d’interesse, ricambiato, con l’Egitto; il sostegno a Haftar in Cirenaica: sono le punte della strategia russa che si dispiega per ora in sordina con l’apporto di mercenari alle milizie del Maresciallo ribelle.

Il Ministro libico degli Esteri, fedele al Primo Ministro Serraj, giudica prudente  l’atteggiamento russo, e d’altronde nessun paese terzo s’impegna direttamente nella guerra civile che divampa nel paese. Così l’Egitto e la Francia che appoggiano gli sforzi ONU, e dunque il riconoscimento del Governo Serraj, salvo lavorare dietro le quinte a favore del rivale. Sempre secondo il Ministro libico, Parigi agirebbe in questo modo in memoria delle colonie che aveva nella Libia meridionale e per la rivalità con l’Italia, responsabile di avere con Tripoli rapporti avanzati specie nel settore del petrolio. La posizione dell’ENI è un dato di fatto che dispiace evidentemente oltralpe.

La verità – conclude il Ministro – è che l’Europa manca di una politica estera coerente  e lascia che i singoli stati membri perseguano i propri interessi senza cercare l’interesse comune. Una chiamata per Josip Borrell, il nuovo Alto Rappresentante, perché Bruxelles faccia di più e meglio, sia pure nei limiti di una politica estera europea che è “comune” e non “unica”.

L’Italia rischia di trovarsi nell’occhio della tempesta che starebbe per scatenarsi. Questo nell’ipotesi che le milizie di Haftar non si limitino ai bombardamenti delle postazioni tripoline ma avanzino sul terreno a cercare lo scontro diretto. L’azione è presentata da Bengasi come volta contro i gruppi islamisti, ma molti vi leggono in filigrana il tentativo di indebolire Serraj fino a spingerlo alle trattative se non alla capitolazione.

La manovra passa attraverso un adeguato numero di vittime civili e lo spauracchio di una nuova ondata di profughi. Profughi che il sistema europeo non potrebbe respingere né restituire al mittente in quanto scampati a situazioni di guerra e nel timore di una catastrofe umanitaria.

Il quadro è chiaro e preoccupante. La politica italiana  cerca la sponda americana. Di qui gli appelli del Presidente del Consiglio al Presidente USA perché esca dallo stato di attesa e s’impegni concretamente con iniziative forti: ad esempio richiamando gli stakeholders alla disciplina negoziale. Di qui la mossa del Ministro degli Esteri di cercare il modo per aggirare le riserve russe e salvare la Conferenza di Berlino.

E’ chiaro infatti che la partita libica ha gli attori locali sul palcoscenico e gli attori esterni nel retropalco. Mettere insieme gli uni e gli altri è opera non da poco.

di Cosimo Risi

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