Rapporto Censis, l’Italia migliore stenta ad emergere (di Tony Ardito)

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“Il lavoro è la preoccupazione numero uno degli italiani. Viene prima di sicurezza e immigrazione. Ci sono delle zone del nostro Paese che rimangono attrattive e territori dinamici ma sicuramente da questi è escluso il Mezzogiorno. Per questo la questione meridionale deve tornare nell’agenda con approccio nuovo”. È uno dei passaggi salienti del Rapporto Censis 2019 presentato venerdì scorso a Roma. L’incertezza è lo stato d’animo dominante tra gli italiani (65%).

Secondo il Centro Studi Investimenti Sociali, “Il fenomeno degli espatri non è mai stato così ampio come negli ultimi anni”. A partire dal 2015, in particolare, ogni anno più di 100mila connazionali si trasferiscono all’estero e in gran parte si tratta di giovani diplomati e soprattutto laureati.

Il rapporto evidenzia che i limiti della politica attuale sono nella rassegnazione a non decidere. Tante, troppe riforme strutturali sono state annunciate, ma mai concretamente avviate: nella scuola, nella giustizia, nella sanità, nella fiscalità, nel quadro istituzionale. Lo scenario nel quale ci muoviamo è affollato da non decisioni.

“Non per aver scelto, ma per non averlo fatto, la politica ha fallito e ha smarrito sé stessa”, sottolinea l’istituto di ricerca. Una politica sempre più attraversata da “pulsioni antidemocratiche”. Il 48% si affiderebbe anche all’uomo forte al comando il quale, pur di risolvere i problemi, possa non preoccuparsi delle elezioni e del Parlamento.

Il 69,8% degli italiani è convinto che nell’ultimo anno siano aumentati gli episodi di intolleranza e razzismo verso gli immigrati. Si registra altresì un ritorno all’odio verso gli ebrei: un cittadino europeo su due considera l’antisemitismo un problema nel proprio Paese. In Italia la pensa così il 58% della popolazione.

Gli indicatori demografici ci consegnano un’Italia rimpicciolita, invecchiata, con pochi giovani e pochissime nascite. Dal 2015 – quando è cominciata la flessione demografica, ed è stata una novità nella nostra storia – si contano 436.066 cittadini in meno, nonostante l’incremento di 241.066 stranieri residenti.

Nel 2018 il numero dei cellulari ha superato quello delle tv: 43,6 milioni di smartphone contro 42,3 milioni di televisori. Oltre la metà controlla il telefono come primo gesto al mattino o quale ultimo, prima di andare a dormire. Il 25,8% dei possessori dichiara di non uscire di casa senza il caricabatteria al seguito.

Questa è la fotografia che il Censis consegna del Belpaese. Com’è evidente, tra emigrazione giovanile, disoccupazione, xenofobia e dipendenza tecnologica, ancora stentiamo a mostrare il nostro profilo migliore e, francamente, non si intravedono segnali che facciano ben sperare.

di Tony Ardito

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