Il Mezzogiorno e le sfide del nuovo governo (di G. Fauceglia)

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Nel discorso che il Presidente Mario Draghi ha tenuto alle Camere in occasione della fiducia sul nuovo Governo, per quanto riguarda il Mezzogiorno, si leggono le seguenti frasi: “Aumento dell’occupazione, in primis, femminile, è obiettivo imprescindibile: benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza sono strettamente legati all’aumento dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno.

Sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali e internazionali è essenziale per generare reddito, creare lavoro, investire il declino demografico e lo spopolamento delle aree interne.

Ma per raggiungere questo obiettivo occorre creare un ambiente dove legalità e sicurezza siano sempre garantite. Vi sono poi strumenti specifici quali il credito d’imposta e altri interventi da concordare in sede europea. Per riuscire a spendere e spendere bene, utilizzando gli investimenti dedicati dal Next Generation EU occorre irrobustire le amministrazioni meridionali, anche guardando con attenzione all’esperienza di un passato che spesso ha deluso la speranza”.

Si tratta di obiettivi che ripetono propositi già noti, un tanto generici e rituali, ma resta altrettanto ovvio che la prospettiva di un efficace intervento pubblico a sostegno delle iniziative imprenditoriali per il Mezzogiorno e della capacità di innovare le pubbliche amministrazioni non possono che essere il risultato di scelte consapevoli, affidate al nuovo Ministro per il Sud in collaborazione necessaria con il Ministro per lo Sviluppo Economico e con il Ministro per la Pubblica Amministrazione.

Invero, già il coordinamento interministeriale, senza manifestazioni di gelosie reciproche, incompatibili con gli interessi del Paese, resterebbe un risultato apprezzabile.

L’esecutivo dovrà fare nell’immediato scelte delicate, ad esempio come impiegare le risorse europee, quali progetti finanziare per individuare le ricadute sul tessuto economico nei diversi ambiti territoriali.

Se la scelta resterà prevalentemente ispirata dall’esigenza primaria di sostenere e dare slancio al sistema produttivo, le risorse non potranno che essere dirottate in buona parte al Nord, con inevitabili tensioni socio-politiche in costanza di effetti della pandemia che hanno impattato l’intero sistema Paese.

Non può sfuggire che nella composizione del Governo il baricentro, con un significativo slittamento geografico, si sia spostato in favore del Nord, mentre il precedente Governo Conte vedeva la presenza di ministri provenienti in prevalenza dal Centro-Sud. Ma non è solo questione di provenienza territoriale dei Ministri.

Il tema è particolarmente delicato ed impone la scelta tra due modelli, che allo stato appaiono tra loro antitetici: il primo fa propria la tesi che il Sud soffra di una distribuzione sperequata di investimenti e risorse pubbliche da parte dello Stato, così prevedendo una distribuzione diffusa e non selettiva delle risorse; il secondo pone l’accento sulla necessità di concentrare le risorse pubbliche sulle migliori realtà produttive esistenti al Sud e sui nuclei di iniziativa privata più avanzati e moderni. La scelta del modello non sarà neutrale, perché la seconda in particolare implica una distribuzione più razionale dei finanziamenti, cui è collegata la crescita di strutture produttive innovative (anche di medie o piccole dimensioni).

A chi scrive pare importante, innanzi tutto, privilegiare il sostegno pubblico alle realtà produttive più innovative e di eccellenza, al fine di evitare dispersioni di sostanze pubbliche a pioggia, magari distribuite con qualche accentuato profilo “clientelare”, senza dimenticare, però, che anche la tipologia di sostegno preferita ha la possibilità di essere efficace solo se, contemporaneamente, vi sono sostanziali investimenti pubblici nei sistemi di comunicazione (penso, ad esempio, al rafforzamento della linea di Alta Velocità, alla viabilità stradale sulla dorsale ionico-adriatica, nonché agli interventi sulla portualità).

E’ altrettanto evidente che in assenza di un forte e consapevole partito nazionale, capace di rappresentare e di mediare gli interessi del Nord e del Sud (lo stesso PD pare abbia smarrito questa esigenza di rappresentanza complessiva della Nazione), resta difficile compiere scelte omogenee, che evitino spinte centrifughe nella distribuzione degli ausili pubblici.

Il nuovo Ministro del Sud, l’on. Mara Carfagna, alla quale faccio gli auguri di buon lavoro, si troverà a fare scelte difficili, ma sarà importante non vanificare l’occasione, evitando di trincerarsi dietro le solite espressioni “lavoro, legalità, infrastrutture, istruzione”, le quali corrono il rischio di trasformarsi nel “nulla” politico, se non accompagnate da una scelta tra le due opzioni di fondo innanzi esposte.

Una seria selezione degli interventi, unita ad un ripensamento degli investimenti infrastrutturali e sulla rete, è da sola capace di creare interconnessioni con il sistema scolastico e formativo, con l’utilizzo delle intelligenze e delle progettualità di cui l’ Università meridionale è capace, creando il volano per un possibile riposizionamento del Sud nel panorama del  sistema Paese.

Giuseppe Fauceglia

 

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1 COMMENTO

  1. La criminalità e la corruzione (notevole) del nord italia non ha mai impedito alle imprese del nord di prosperare: se continuiamo a puntare il dito contro la criminalità è perché non abbiamo il coraggio di dire che il paese è stato costruito storto, approfittando del fatto che si reagiva alla povertà locale andando ad arricchire altre aree, impedendo una reale concorrenza tra aziende del nord e del sud (a cui il nord non ha interesse, ovviamente, azienda del turismo compresa) e impedendo la costruzione delle necessarie infrastrutture. Non è una lagna: è un dato di fatto che il sud sia stato lasciato scientificamente indietro, fino ad essere definito “palla al piede”, non molto gentilmente. Ora, questo può essere colpa delle classi politiche del sud, del centro e del nord, ecc., ma rimediare a questa stortura, oltre a richiedere 50 anni, richiede visione, progetti e il ricco industriale o del nord o straniero che punta sul sud così come si è puntato sul nord, senza farsi il problema “della criminalità”, che è come dire che non posso pescare tonni perché ogni tanto passa uno squalo.

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