Bruxelles si trastulla, Israele e Iran si combattono (di Cosimo Risi)

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Ad un anno dalla decisione originaria, il viaggio di Next Generation EU si fa tortuoso.

L’Italia è impegnata con il Piano nazionale da presentare a Bruxelles per fine aprile, ma il pacchetto finanziario nel suo insieme è ancora in via di approvazione. Soltanto 17 dei 27 stati membri l’hanno ratificato.

All’appello mancano la Polonia, che pure ne è massima beneficiaria, e la Germania. I due rami del Parlamento tedesco hanno votato la proposta con ampia maggioranza, il Presidente della Repubblica non può però apporre la firma. Il caso è all’attenzione della Corte Costituzionale, sulla scorta del ricorso di un esponente AfD, il partito sovranista per eccellenza.

Il ricorso eccepisce che, così operando, l’Unione eccede i poteri attribuiti dal Trattato e infrange l’imperio della parità di bilancio. Next Generation diverrebbe  il primo caso di indebitamento da parte della Commissione per finanziare le spese straordinarie conseguenti la pandemia. Il rischio è che diventi il precedente di una politica destinata a ripetersi.

L’Unione si balocca nel groviglio politico – giudiziario, con la Corte di Karlsruhe a giudicare dell’ortodossia finanziaria e della corretta applicazione del Trattato. Come se a Lussemburgo non funzionasse la Corte di Giustizia europea che a questo è deputata in via esclusiva.

Il mondo attorno non si cura delle nostre ambasce, ribolle di eventi non proprio fausti. I nostri interessi petroliferi sono minacciati dal conflitto a bassa intensità che Israele e Iran combattono su tre fronti.

Gli attentati alle centrali nucleari iraniane, l’ultimo a Natanz con il programma destinato a tardare di mesi rispetto alla tabella di marcia. Le incursioni aeree sulle postazioni delle milizie filo-iraniane in Siria e su quelle di Hezbollah in Libano, per tagliare i rifornimenti di armi che minaccino la sicurezza dello Stato. Le incursioni contro le navi iraniane dirette in Siria con il loro carico di petrolio.

Le ritorsioni iraniane sono state finora al di sotto delle azioni, sia per scarsa efficienza operativa e sia per scelta tattica. Per la terza volta navi di proprietà di armatori israeliani sono state colpite nel Golfo, l’ultima davanti all’Emirato di Fujairah. Teheran è impegnata con Washington a rivitalizzare il Piano d’Azione del 2015 (denunciato dall’Amministrazione Trump nel 2018).

Gli incontri fra le parti sono cominciati a Vienna e conditi di pubbliche dichiarazioni a mostrare che nessuna delegazione cederà sui punti essenziali. Quali siano questi punti, è da vedere nel corso delle trattative.

Gli Stati Uniti mantengono la pressione strategica voluta dal Presidente Trump, ma con qualche flessibilità nell’applicare le sanzioni. La Repubblica Islamica pubblicizza l’arricchimento dell’uranio fino al 60%, per avvicinarsi alla soglia fatale senza, per ora, toccarla. Nel frattempo si accinge alle elezioni presidenziali, il loro esito potrebbe portare alla ribalta un esponente conservatore al posto del moderato Rouhani.

Il Primo Ministro d’Israele cerca di formare il nuovo governo. Alle elezioni di marzo, le quarte in due anni,  il suo Likud ha vinto di stretta misura. Deve allestire una coalizione che comprenda alcuni partiti di destra e l’appoggio, non si comprende in quale modo, del Partito arabo-islamista. Restare al governo sarebbe il salvacondotto per i processi che lo vedono imputato per alcuni reati contro il patrimonio.

Alcuni osservatori nel paese connettono l’escalation militare contro l’Iran all’esigenza di porre il tema sicurezza in cima all’agenda politica, dopo avere vinto la pandemia e cancellato l’obbligo delle mascherine in pubblico. Per confermare lui stesso, Benjamin Netanyahu, come massimo garante sotto tutti i profili.

di Cosimo Risi

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