Lavoro agile, non sempre agevole (di Tony Ardito)

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Fra coloro i quali svolgono lavori che non prevedono la possibilità di smart working c’è chi pensa che quanti operano da casa siano liberi e persino felici, nella gran parte dei casi non è così, anzi.

Succede spesso che lavorino di più e talvolta senza limiti.

Le comode scrivanie domestiche per tanti dipendenti si sono trasformate in uffici aperti senza soluzione di continuità. Il rischio è quello di esser fagocitati e travolti dagli impegni lavorativi, da capi che esigono una reperibilità perenne perché tanto si sta a casa e non c’è poi tanto altro da fare. E invece, se opportunamente disciplinato, il lavoro agile può diventare una risorsa ancor più utile e appagante, sia per le imprese che per i dipendenti.

Nei giorni scorsi, le commissioni Lavoro e Affari Sociali della Camera hanno approvato un emendamento al decreto Covid il quale riconosce “alla lavoratrice o al lavoratore che svolge l’attività in modalità agile il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità concordati”. Ovviamente, rimarcando il fatto che la disconnessione “non può avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi”.

Un risultato considerato da più parti assai importante, a maggior ragione perché il lavoro agile – esploso con la pandemia – era sinora privo di regolamentazione. Compito dello smart working non è solo dare la possibilità di lavorare anche in situazioni di crisi e mobilità ridotta come quella che stiamo vivendo.

Afferisce a un’attitudine mentale che trasforma il ruolo del dipendente e va di pari passo con le nuove innovazioni tecnologiche e la possibilità di adeguare, sempre più, professioni alla modalità di lavoro a distanza.

La situazione attuale può davvero imprimere una spinta affinché si prendano le misure giuste e necessarie per utilizzare meglio lo smart working, ritenuto ormai una vera e propria rivoluzione del sistema lavoro e che, certamente, rappresenta una preziosa opportunità anche quando si tornerà – speriamo quanto prima – alla normalità.

Fermo restando che il vero problema che, in molti, potremmo trovarci ad affrontare è anzitutto il lavoro, a prescindere dalle forme e dalle modalità attraverso cui si svolge.

di Tony Ardito

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