Il digitale ha migliorato la qualità della vita (di Tony Ardito)

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In base a quanto emerso dalla ricerca “La digital life degli italiani”, realizzata dal Censis in collaborazione con Lenovo, il 70,4% di noi ritiene che la digitalizzazione abbia migliorato la propria qualità della vita, perché semplifica tante attività quotidiane.

Nell’Italia post-pandemia, per il 74,4% degli utenti è ormai abituale l’uso combinato di una pluralità di device (smartphone, pc, laptop, tablet, smart tv, console di gioco). Il luogo dal quale ci si connette non ha più importanza: il 71,7% degli utenti svolge ovunque le proprie attività digitali (e il dato sale al 93% fra i giovani). Pure gli orari sono relativi: il 25,5% naviga spesso di notte.

Nove utenti su dieci dichiarano di possedere device in linea con le proprie esigenze. Anche i luoghi domestici sono in gran parte attrezzati per il pieno ingresso nella digital life: il 73% degli utenti vive in famiglie in cui ogni membro si connette con un proprio dispositivo, il 71,1% ha una connessione casalinga ben funzionante, il 67,9% risiede in abitazioni nelle quali ciascuno ha uno spazio in cui svolgere le proprie attività digitali.

Il 69,4% degli utenti si sente sicuro quando effettua pagamenti o altre operazioni finanziarie online. Più della metà utilizza almeno qualche volta i servizi cloud per salvare documenti e informazioni.

L’85,3% dei cittadini spera che in un prossimo futuro possa dialogare via e-mail con gli uffici pubblici, l’85% che si possano richiedere documenti e certificati online, l’83,2% di poter pagare online in modo semplice e veloce tasse, bollettini e multe. Il 78,9% si aspetta di ricevere informazioni personalizzate via e-mail, sms o messaggi WhatsApp.

Il 76,4% vorrebbe poter conoscere i dati personali dei quali la Pubblica Amministrazione dispone, così da evitare inutili duplicazioni; il 75% vorrebbe comunicare via Pec nella massima riservatezza e il 74% poter accedere a tutti i servizi online con una sola password.

Due terzi dei lavoratori utilizzano device personali per motivi di lavoro, con punte fino all’85% tra i lavoratori autonomi e del 72,2% tra gli occupati laureati. Ma succede anche che il 26,9% degli occupati (e il 39,8% dei dirigenti) impieghi i dispositivi elettronici aziendali per ragioni personali.

In uno scenario tanto evoluto, tuttavia, nel nostro Paese si contano ancora 4,3 milioni di utenti di dispositivi senza connessione. E sono complessivamente 22,7 milioni i connazionali che lamentano qualche disagio in casa, con stanze sovraffollate in cui è complicato svolgere al meglio le proprie attività digitali (14,7 milioni) o con connessioni domestiche lente o malfunzionanti (13,2 milioni).

Sul fronte dei dispositivi, 12,4 milioni di italiani devono condividerli con i propri familiari e 4,4 milioni li ritengono inadeguati a soddisfare i propri bisogni.

Tony Ardito

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