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I dati pubblicati dall’Ufficio Studi Cgia – Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre – sono allarmanti. Dal febbraio del 2020, mese che precede l’avvento del Covid 19, al marzo di quest’anno (ultima rilevazione effettuata dall’Istat) i lavoratori indipendenti sono diminuiti di 215 mila unità. Se 2 anni fa erano 5 milioni 192 mila, al termine del primo trimestre del 2022 sono scesi a 4 milioni 977 mila.

Sempre nel medesimo intervallo di tempo, invece, i lavoratori dipendenti sono aumentati di 233 mila unità, passando da 17 milioni 830 mila a 18 milioni 63 mila, anche se va evidenziato che la quasi totalità dell’incremento è riconducibile a persone che in questo biennio sono state assunte con un contratto a termine.

In base a tale quadro i più colpiti risultano gli artigiani, i piccoli commercianti, le partite Iva, tanti giovani liberi professionisti che, a fronte dei reiterati lockdown e della conseguente caduta dei consumi interni, sono stati costretti a gettare definitivamente la spugna.

I rincari esponenziali del carburante e delle bollette potrebbero aggravare ulteriormente la situazione economica di tantissime famiglie, soprattutto quelle composte da autonomi, per i quali i costi (domestici e di bottega) stanno diventando sempre più insostenibili. La qual cosa potrebbe fra l’altro determinare un preoccupante infoltimento dell’esercito di abusivi a vario titolo.

È altresì indubbio che le ripercussioni del conflitto in Ucraina nei prossimi mesi faranno registrare dolorosi riverberi anche su questo versante.

La chiusura di copiose piccole attività economiche è riscontrabile pure a occhio nudo; basta passeggiare per strada per accorgersi che sono sempre più numerosi i negozi e le botteghe con le saracinesche abbassate. Un fenomeno che sta interessando sia i centri storici sia le periferie delle nostre città, provocando un senso di vuoto e un allarmante peggioramento della qualità della vita.

Forse meno evidenti, ma altrettanto allarmanti, sono le chiusure che hanno interessato e stanno colpendo pure i liberi professionisti, gli avvocati, i commercialisti e i consulenti. Anche la Grande Distribuzione Organizzata è in grosse difficoltà e non sono poche le aree commerciali al chiuso che presentano intere sezioni dell’immobile precluse al pubblico, perché le attività presenti precedentemente hanno chiuso i battenti.

Purtroppo, pian piano le nostre città stanno cambiando volto, hanno meno negozi e uffici e sono meno frequentate, il che per effetto domino le rende più vulnerabili e insicure e favorisce il pericolo del degrado con ciò che ne consegue. E nel frattempo le stelle stanno a guardare.

di Tony Ardito

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