Dall’URSS di Gorbachev alla Russia di Putin (di Cosimo Risi)

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L’Unione europea varò il primo pacchetto di sanzioni alla Russia a seguito dell’annessione della Crimea (2014). Ne ha adottato di nuove dopo l’aggressione all’Ucraina (2022). Altri ne annuncia se la Russia annetterà i territori ucraini appena conquistati, sulla base di referendum presso le popolazioni. Le consultazioni avrebbero l’esito scontato, circolerebbero infatti  solo schede prestampate con il voto  favorevole.

Dalla guerra lampo il Cremlino si attrezza alla guerra di logoramento. L’annessione dei territori farebbe sì che divengano parte della Federazione Russa e dunque un attacco per riconquistarli sarebbe diretto contro la stessa Russia. Un deterrente per la NATO che ha finora evitato di considerarsi co-belligerante limitandosi ad assistere l’Ucraina dall’esterno.

La Russia non considera neppure gli inviti alla moderazione che vengono da Cina e India. I colloqui a Samarcanda di Vladimir Putin con Xi jinping e Narendra Modi non hanno prodotto l’attesa incondizionata solidarietà.

I segnali poco incoraggianti sul terreno inducono all’ennesima mossa d’azzardo nella fatale partita a poker ingaggiata in febbraio e dal solo esito certo della fine della distensione.

Vi è un salto drammatico nella dottrina strategica dall’URSS di Mikhail Gorbachev alla Russia di Putin. Nell’ultima URSS era della “non vittoria” in un conflitto nucleare e dunque della sua impossibilità. La Russia attuale contempla la vittoria con il ricorso alle armi nucleari tattiche.

Alcuni commentatori sospettano il bluff. Il Presidente russo amerebbe giocare d’azzardo. La sua mossa è volta ad ottenere una vittoria psicologica a fronte della non-vittoria sul terreno.

Gorbachev aveva bisogno di rompere con il passato e, insieme, preservare il rango di grande potenza.  La saldatura fra le due esigenze contrapposte era possibile solo con “la normalità” della distensione. La cooperazione con l’Occidente doveva sostituire il confronto.

La nuova dottrina strategica è diversa. Nel discorso del 20 settembre Putin dichiara: “A fronte di una minaccia all’integrità territoriale del nostro paese, per proteggere la Russia e il nostro popolo, useremo di certo tutti i mezzi a nostra disposizione. Questo non è un bluff.  Lo ripeto: con tutti i mezzi a nostra disposizione”.

E’ il concetto di “escalate to deescalate”, aumentare la pressione per diminuirla. Sul campo comporta adoperare il nucleare per chiudere un conflitto con armi convenzionali. Si tratterebbe di un limitato, e ipoteticamente controllabile, colpo nucleare tattico per chiudere le ostilità in termini favorevoli alla Russia. La mossa indurrebbe Kiev alla flessibilità negoziale e contrasterebbe l’idea della sconfitta di Mosca. Il processo si chiama “the escalation dominance”, il dominio dell’aumento.

Il gioco si fa duro. La reazione americana è commisurata. All’ONU il Presidente Biden parla di reazioni conseguenziali. NATO e Unione preparano un ulteriore pacchetto di sanzioni e, probabilmente, ulteriori forniture di armi.

Per restare al poker, gli altri giocatori rilanciano la posta per vedere se chi punta grosso ha davvero in mano il punto vincente. Ma nessun punto è davvero vincente in questa partita.

di Cosimo Risi

 

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