Le questioni irrisolte e i dibattiti inutili (di Giuseppe Fauceglia)

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E’ facile constatare che i molteplici problemi che affliggono la vita quotidiana nel nostro Paese – dall’evasione fiscale alle liste di attesa in ospedale o dalla inefficienza della pubblica amministrazione e della giustizia alla questione dei migranti – non conoscono una soluzione razionale nei dibattiti, che nei media oppongono le diverse tifoserie.

La prevalente politica italiana conosce un solo modo di affrontare questi problemi, quello di servirsene come pretesto per confezionare un’imputazione di inefficienza a chi ha dapprima governato e da parte di chi più non governa per contestare la stessa inefficienza a chi governa.

Si assiste sovente a parlamentari dell’opposizione che con piglio di severa censura elencano ai rappresentanti della maggioranza “le cose che non avete fatto”, dimenticando che le stesse “cose” non sono state realizzate quando l’attuale opposizione è stata, e per lunghissimo tempo, al governo. Un vizio storico che riguarda tutte (o quasi tutte) le forze politiche, e che configura quel presunto “approfondimento” (si fa per dire) che le diverse trasmissioni, più o meno urlate, intendono “somministrare” ai telespettatori.

Invero, a causa dei tempi strettissimi, imposti dai conduttori e dall’inframmezzo pubblicitario, anche le questioni più complesse non vengono mai analizzate in modo appena più adeguato alla loro stessa complessità (come nota in un recente intervento sul “Corriere della Sera”, Ernesto Galli della Loggia).

Si tratta, però, di un vizio che riguarda innanzi tutto la politica, in cui competenze e senso delle istituzioni sono ormai smarrite in un meccanismo elettorale che ha sottratto agli elettori ogni vera scelta; ma, nel contempo, riguarda anche un elettorato, sempre più disinteressato, che non seleziona le proposte e tende a non premiare quelle soluzioni che presentano un certo grado di articolazione finanche argomentativa, così appiattendosi sull’ “emozione del momento”. Si tratta di un “circuito” che consente anche al più “sprovveduto” di partecipare ai vari dibattiti senza alcuna reale preparazione, così proponendo “la qualunque”, adattata ad ogni esigenza.

Il quadro diventa ancora più fosco nelle realtà locali, anche quelle dei grandi Comuni, dove la posizione della maggioranza (a Salerno da oltre trent’anni si susseguono colorite composizioni amministrative, ma con unica regìa) si attesta sulla gestione del sistema di potere (tanto più pericoloso, quanto più stagnante) che per comodità linguistica possiamo definire “clientelare” (espressione, invero, fatta propria anche in alcuni recenti atti giudiziari), mentre l’opposizione si attesta nella trincea della pura contestazione.

Emerge tra i più avveduti, invece, l’esigenza di affrontare le complesse problematiche della gestione della cosa pubblica con argomenti tecnici, con proposte serie e articolate, da formulare con semplicità per renderne possibile la massima diffusione e percezione nell’opinione pubblica. Una scommessa difficile, se non addirittura connaturata da uno sforzo titanico, rispetto alla quale è il caso di impegnare le risorse più vive esistenti nella cosiddetta società civile.

Bisogna, però, sconfiggere il senso di scoramento che serpeggia anche nell’elettorato più attento, per superare la tentazione di ritenere che il consenso e la proposta di governo possa ritagliarsi solo sulle emozioni del “calcio”, cui irrimediabilmente segue la constatazione di una (presunta) invincibilità del “sistema”. Uno sforzo che, però, deve essere necessariamente accompagnato dall’attenzione che i mezzi di comunicazione devono e possono offrire a questo nuovo orizzonte.

Giuseppe Fauceglia

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