Tra Lazio e Campania più avvocati che in tutta la Francia: arriva il numero chiuso?

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avvocato-togaTrent’anni fa il paradiso: nel 1985 i legali italiani non erano nemmeno 50mila (per la precisione 48.327), avere un figlio avvocato era l’orgoglio di ogni mamma, la concorrenza limitata, i clienti non facevano i pignoli su costi e parcelle.

Poi, lentamente, è iniziata la discesa: gli albi professionali hanno preso a gonfiarsi, i nuovi ingressi sono diventati una marea inarrestabile.uno. Nella penisola ogni mille abitanti ci sono quattro legali.  A tenerci testa, e non sembra un grande onore, è solo la Grecia, mentre anche la Spagna (vedi la tabella nella pagina successiva) viene dietro di noi. I professionisti di Lazio e Campania (in tutto 11,6 milioni di abitanti) sono 66mila, vale a dire 6mila in più di quelli attivi nell’intera Francia (poco più di 60mila) dove gli abitanti sono 66 milioni.

Può funzionare un settore con numeri del genere? Al massimo può sopravvivere.

Per la categoria l’ultimo scossone in ordine di tempo è stato quello di rendere obbligatoria l’iscrizione alla Cassa forense per gli iscritti all’albo, pena la cancellazione. Il prossimo, che sembra ormai imminente, è la riforma dell’accesso alla professione. Visto il diluvio degli anni passati si parla da tempo di un freno che possa contingentare l’afflusso di nuove leve. In discussione c’è stato il numero chiuso alle facoltà di Giurisprudenza. Il ministero di Giustizia ha fatto una scelta diversa e l’ha resa esplicita nello schema di decreto inviato al Consiglio nazionale forense sulle nuove regole per diventare avvocati: dopo la laurea bisognerà frequentare delle scuole di specializzazione, gestite dagli Ordini locali, con una prova di accesso e test intermedi. Solo dopo si potrà affrontare l’esame di Stato.

L’ammissione alle scuole avverrà in base a un numero «programmato» stabilito per decreto. Il Consiglio nazionale forense ha già rispedito al ministero il documento con un sostanziale via libera. L’unico vero punto di contrasto è proprio sul «numero programmato». Il Consiglio preferirebbe non un’indicazione formale ma una selezione basata sul merito e sulla disponibilità di posti nelle scuole. «Di sicuro il praticantato non può più essere un parcheggio in cui ci si sistema magari in attesa di sostenere un concorso», spiega Andrea Mascherin, presidente del Consiglio nazionale forense. «Il percorso deve diventare più impegnativo e professionalizzante».

Fonte Ilgiornale.it

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10 COMMENTI

  1. Sono un giovane avvocato di Roma,esercito da 5 anni.Ho capito che in questa giungla si compete anche in termini di mercato.
    Lavoro abbastanza perchè propongo professionalità e prezzi medio-bassi e quindi do la possibilità anche ai poveri di potersi difendere tramite un avvocato.
    Riducete le parcelle,altrimenti sarà il libero mercato a spazzarvi via.

  2. Questo è un’altro dei motivi per cui per chiudere un procedimento ci vogliono decenni: portare avanti il più a lungo possibile una causa per spremere il malcapitato quanto più si può oppure sfilare il fascicolo in cancelleria per far saltare l’udienza e farlo ricomparire quando fa comodo. Quanti avvocati passeggiano al corso per mattinate intere! La facoltà di giurisprudenza andrebbe CHIUSA per vent’anni e dopo ripartire col numero programmato senza continuare con il vecchio adagio che “una laurea in legge non si nega a nessuno”!

  3. E’ vero, ci sono tanti avvocati, ma non sussisterebbero problemi se si permettesse a tale categoria di poter assolvere a compiti che ora sono di competenza esclusiva di altri professionisti.
    Ad esempio, nei paesi anglosassoni, gli avvocati hanno competenze che, purtroppo, in Italia sono esclusivamente dei notai.
    In ogni caso, denigrare così la categoria non è corretto, tenuto conto che ci sono tanti professionisti che, quotidianamente, svolgono tale lavoro con onestà e sacrificio. E, nella maggior parte dei casi, la laurea in legge non gli è stata regalata “perchè una laurea in legge non si nega a nessuno”, ma al contrario se la sono dovuta conquistare duramente. A conferma di ciò, lo scrivente, nel corso dei suoi studi, ha visto tanti colleghi interrompere inesorabilmente la propria carriera accademica, perchè respinti agli esami di Istituzione di Diritto Privato, di Diritto Civile, di Procedura penale, di Procedura civile etc. Prima di sparare a zero su di una categoria, bisognerebbe essere meno superficiali ed istintivi e calarsi nelle problematiche per esaminarle in modo costruttivo. Il numero chiuso non aiuterebbe nessuno.

  4. Sarebbe ora di limitare un pò l’accesso a queste lauree e dare più spazie alle professioni sanitarie (fisioterapia e infermieristica) che nelle strutture pubbliche servono come il pane?

  5. Ma perchè le professioni sanitarie dovrebbero entrare per forza nelle strutture pubbliche? Possono benissimo entrare maggiormente nelle strutture private dove c’è meno spreco e più efficienza.
    Le strutture pubbliche non solo non funzionano,ma sprecano e tutto costa di più.Chi paga e sempre il cittadino.
    Meno stato e più privato.

  6. anonimo 14.06, si certo, continuate con questa storia che il privato è meglio del pubblico.. un giorno forse capirete che è peggio, soprattutto dal punto di vista dello Stato e delle casse pubbliche.. ma solo un giorno e solo forse lo capirete..
    Giusto un suggerimento, pensate al fatto che sono strutture “convenzionate” ! quindi? cosa vuol dire?? che lo Stato PAGA il loro lavoro, così come pagherebbe il pubblico, MA IN PIU paga il guadagno LEGITTIMO che il privato DEVE e PUO avere..! non so se è chiaro, ma non mi aspetto nulla

  7. Per 27 settembre: Hai ragione, piu’ schiavismo e meno liberta’ facciamo ingrassare i privati e poi ci lamentiamo, ti sicuramente sarai il primo.

  8. Il profondo sud resta e sarà sempre povero perchè voi meridionali
    sperate sempre che lo stato vi assiste.
    Il concetto dell’economia statale e fallito,anche Cuba che si sta privatizzando e sta divendando più ricca.Voi meridionali sempre lenti ad evolvervi.Meglio ingrassare il privato almeno si arricchisce e distribuisce ricchezza ai poveri che vogliono crescere.Mi domando?Ma perchè coi meridionali siete tutti ciccioni? Perchè vi ingrassate con l’elemosine dello stato.
    Meno Stato è più privato=Ricchezza,anche Cuba lo ha capito.
    Buonanotte sud.

  9. … siete voi “ciucci” che non siete riusciti ad avere il posto buono nello stato e volete fate i professionisti senza avere qualità.
    I buoni sono buoni sia nello stato che nel privato.

    P.S. – e comunque non avete capito niente di Cuba (neanche dopo 60 anni di embargo). Vi dovete inginocchiare davanti a Castro.

    Poi la razza celtica che commenta qui sopra è avvisata che presto dovrà risarcire i danni perpetrati alla gente italica doc da 150 anni a questa parte.
    Seccessione, seccessione fate ridere: “Ma quann’é che ve ne jate?”.
    Avete fatto i comunisti per 50 anni “mò” siete imprenditori e fate i neoliberal ma vi puzzate dalla fame e dall’ignoranza. Meglio i vù cumprà, sono più dignitosi.

    Accidenti a questa nebbia
    te set adre a laurà
    questa Lega è una vergogna
    noi crediamo alla cicogna
    e corriamo da mammà

    E se hai la pelle nera
    amico guardati la schiena
    io son stato marocchino
    me l’han detto da bambino
    viva viva ‘o Senegal

  10. beata ignoranza.. manco il nome suo sa scrivere..
    privato=ricchezza? e dove l’ha vista questa equazione? dovrebbe andare negli stati uniti, paese dal quale sono arrivate tutte le maggiori truffe, crack finanziari e bolle speculative, alle spalle e alla faccia dei lavoratori normali che, idioti, ancora credono privato=ricchezza per tutti. e per essere chiaro, questo non vuol dire che sostengo regimi comunisti, che forse sono falliti, ok, ma il capitalismo pare fallito lo stesso, almeno questo così come è inteso oggi. è un sistema che non puo funzionare: il suo caro privato, lei NON SA che VIVE sulle spalle dello stato che emette la sua bella moneta. le sue cliniche private vengono sovvenzionate dallo stato, in quanto sono CONVENZIONATE col SSN, e guadagnano per questo.. mache parliamo a fare

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