L’Europa senza NATO e senza ombrello americano? Di Cosimo Risi

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Discutere di sicurezza, nei termini forti della sicurezza militare, può sembrare esercizio da specialisti, vagamente noioso per il pubblico normale e addirittura provocatorio per il pubblico indefettibilmente pacifista. Le armi lasciamole ai militari, i problemi della gente sono gli ospedali, le scuole, i trasporti, eccetera.

Il fastidio è comprensibile   se non fosse che il welfare europeo, e di conseguenza italiano, è stato conquistato grazie alla “straordinaria creatura” che è la Comunità – Unione ed all’altrettanto straordinario investimento nella spesa sociale da parte degli stati membri.

L’investimento è tuttora così ingente che i nuovi stati membri, quelli dell’Est già comunista, crescono a tassi che una volta si sarebbero detti cinesi e si permettono di contestare, dall’interno, le politiche europee che ritengono pregiudizievoli. In primis la politica migratoria e l’ossessione per le libertà fondamentali.

Lo spazio di libertà e giustizia ha un prezzo, ed è la sicurezza. Dal dopoguerra in poi la nostra sicurezza esterna è affidata alla NATO, cui l’Italia aderì in ritardo essendo come la Germania la potenza vinta di cui diffidare, ed agli Stati Uniti che dell’organizzazione sono il motore.

Da anni, e senza attendere la Presidenza Trump, gli Stati Uniti predicano il loro relativo disimpegno dallo scenario europeo invitando gli alleati del Continente ad impegnarsi di più per la loro stessa sicurezza. In un vertice NATO il “buon Presidente” Barack Obama chiese e ottenne, sia pure a mezza voce, la promessa europea di portare al 2% del PIL la spesa per la sicurezza. L’Italia, tanto per dire, supera di una frazione l’1%, gli altri paesi NATO non è che facciano molto meglio. Dunque l’Europa è in debito nei confronti dell’organizzazione e del suo leader.

Il “cattivo Presidente” Trump (le qualifiche di buono e cattivo si riferiscono alla loro immagine da noi, che non corrisponde all’immagine americana tant’è che Trump si appresta ad essere rieletto) mette di suo il vigore oratorio che volge a tutto quanto, nel mondo, non riflette l’interesse americano. E d’altronde America First fu il suo credo della campagna elettorale vincente.

Il ripiegamento della presenza americana dall’Europa è un fatto, per ora a piccole cifre, in seguito a grandi cifre. L’Europa resterà presto in balia di se stessa? L’obiezione è che la NATO nacque per contrastare l’espansionismo sovietico in Europa. Da quando l’URSS non esiste più, la NATO non ha cessato di esistere cercando il nuovo pericolo nella Russia, specie quella assertiva degli ultimi anni, e nella lontana Cina.

A Monaco si è appena tenuta l’annuale conferenza sulla sicurezza. Il Segretario di Stato, adattando una frase di Mark Twain, ha ironizzato circa la morte della NATO. La battuta è diretta a quanto il Presidente Macron dichiarò tempo addietro: che la NATO soffre di morte cerebrale.  La NATO, secondo Mike Pompeo, avrebbe nuova vitalità nel contrastare il vero avversario del mondo occidentale: la Cina.

Il suo collega alla sicurezza rincara la dose indicando in Huawei la testa di ponte della penetrazione cinese nel mondo occidentale, che minerebbe alla base penetrando nella nostra coscienza informatica. Se  è vero che l’informatica governa le sorti del mondo, colpirci in quel punto significa sferrarci il colpo definitivo in maniera omeopatica. Diverremmo dipendenti senza accorgerci di esserlo.

Sono frasi dettate dalla polemica fra le due sponde? Enfasi da campagna elettorale negli States dove il Presidente uscente spera di restare alzando il tiro nei confronti di quanti, europei compresi, non intendono il suo messaggio?

E’ probabile. Resta il fatto che, quale che sia l’inquilino della Casa Bianca nel prossimo quadriennio, l’Europa deve porsi in concreto il tema della sicurezza. Il social welfare è importante. Altrettanto importante è che il benessere alligni senza l’incubo delle minacce esterne.

di Cosimo Risi

 

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