A 84 anni si spegne il noto giurista italiano Stefano Rodotà

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È morto all’età di 84 anni il giurista e politico italiano Stefano Rodotà. Nato nel 1933 a Cosenza, da una famiglia arbëreshë originaria di San Benedetto Ullano, nel 1955 si laurea a Roma in giurisprudenza alla Sapienza.

Insigne giurista e accademico, ha insegnato in molte università italiane e internazionali. Lunga anche la sua carriera politica. Iscritto al Partito Radicale, è stato poi eletto come indipendente nel 1979 nelle liste del Pci. Nel 1983 fu rieletto, diventando presidente del gruppo parlamentare della Sinistra Indipendente. Nel 1987 fu nuovamente rieletto e prese parte alla bicamerale. Nel 1989 ha ricoperto l’incarico di ministro della Giustizia nel governo ombra del Pci di Achille Occhetto. Dopo la svolta della Bolognina, nel 1989 diventò primo presidente del Pds, fino al 1992, anno in cui fu nuovamente eletto alla Camera e nominato vice presidente di Montencitorio. Nel 1994 decise di non ricandidarsi e tornare a insegnare.

Il suo impegno politico ha sempre coinciso con la difesa dei diritti. Dal 1997 al 2005 è stato il primo presidente dell’Autorità per la privacy.

Negli ultimi anni il nome di Stefano Rodotà è stato spesso accostato ai 5 Stelle. Fu l’acclamatissimo candidato del Movimento per il Quirinale nel 2013. In piazza si scandiva il nome “Ro-do-tà, Ro-do-tà”, ma prevalse la rielezione di Giorgio Napolitano. Nel 2014 è stata una delle voci più critiche delle riforme del Senato e della legge elettorale portate avanti dal governo Renzi.

I suoi interessi si sono concentrati più di recente sulla relazione tra Internet e tutela dei diritti. Il 29 novembre 2010 ha presentato all’Internet governance forum una proposta di articolo 21-bis, che recitava: “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”.

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