Un passo oltre il Decreto Concretezza (di Tony Ardito)

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Con 135 sì, 104 no e 3 astenuti, la scorsa settimana il Senato ha licenziato il Decreto Concretezza che prevede una serie di nuove misure per la regolamentazione della Pubblica Amministrazione.

Il provvedimento voluto da Giulia Buongiorno, ministro della Pubblica Amministrazione, affronta il tema delle inefficienze dei dipendenti pubblici, introducendo nuove norme per contrastare il problema dei “furbetti del cartellino” e una riforma del reclutamento che mira a rendere più veloci le assunzioni.

Il tradizionale badge, che taluni episodi verificatisi in ogni dove del Paese hanno dimostrato non essere uno strumento adeguato ad accertare gli ingressi al lavoro, cederà dunque il posto a forme di accesso innovative: il riconoscimento delle impronte o la verifica dell’iride, dalle quali saranno esclusi solo magistrati, prefetti, forze dell’ordine e insegnanti. L’eccezione, nonostante le copiose polemiche, non includerà i dirigenti scolastici.

Nel provvedimento si legge, inoltre, della costituzione di un nuovo organismo che si occuperà di aumentare l’efficienza amministrativa della PA: il Nucleo della Concretezza.

L’organismo sarà composto da un team di 53 persone e sarà chiamato a vigilare sul corretto funzionamento delle amministrazioni con visite e sopralluoghi, lavorando in collaborazione con il prefetto territorialmente competente.

Tra le altre misure contenute nel nuovo Dl, anche un piano di assunzioni in modo da permettere il pensionamento ai più anziani e assunzioni ai più giovani e garantire così un ricambio generazionale in amministrazioni statali ed enti pubblici.

Da tempo in Italia la PA è considerata un freno per l’economia. Sebbene la norma appena introdotta punirà i comportamenti certamente deprecabili di taluni e metterà a riparo da giudizi talvolta sommari la maggioranza di lavoratori probi e onesti, penso che il male da combattere con determinazione, dopo il cancro rappresentato dal malaffare, sia quel pachiderma chiamato burocrazia. Una palla al piede per i cittadini, per le imprese e per la stessa Pubblica Amministrazione.

Un rimando infinito a leggi e procedure che appesantiscono e rallentano la macchina dello Stato nel suo complesso. I risultati sono la sfiducia, il mancato investimento di capitale estero, la conseguente delocalizzazione dei grandi insediamenti industriali, lo sfilacciamento del tessuto imprenditoriale del Paese e non solo.

Burocrazia snella, certezza dei tempi processuali e lotta alla corruzione, sono da sempre le misure necessarie per attrarre i grandi investitori. Forse, una vera riforma della “Res Pubblica” dovrebbe partire da questi presupposti.

Tony Ardito

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